L'attuale "Rione
Mattonata" comprende anche l'antico Rione di S. Maria. Questo era diviso
in due settori dalla grande via retta che da "Piazza di Sopra" conduce
a Porta S.Maria, l'attuale Corso Vittorio Emanuele. Il suo antico nome era infatti
Via S. Maria, forse per la presenza di due Chiese dedicate alla Madonna: S.Maria
Maggiore e S. Maria Nuova. Nel corso del secoli in questa via furono edificati
numerosi e sontuosi palazzi da varie nobili famiglie e signorotti del contado,
particolarmente in epoca rinascimentale. Come per esempio: Palazzo Becherucci
(poi Cappelletti), Alippi, Migliorucci (poi Lignani-Marchesani), Cardinale Gabrielli
(poi Tommasini-Mattiucci), Gnoni attualmente Giorgi, Marchesani (poi Bruni), Scarafoni,
Pierleoni, Corvini, Sozzifanti, Eleosari (poi Torregiani), ecc. Ma una famiglia
in particolare predilesse questa parte della città, una famiglia che, con
alterne vicende, per ben cinque secoli condizionò la vita politico-amministrativa
di Città di Castello: i Vitelli. Provenienti dal vicino castello di Selci,
ricchi mercanti, si insediarono in città all'attuale numero 11 di via della
Mattonata (si possono tutt'ora ammirare lo stemma di famiglia sulle arcate delle
finestre e quello della famiglia amica, i Medici di Firenze, sulla facciata).
Quando poi la casata predominava la vita cittadina, dovendo molto spesso ricevere
grossi personaggi dell'epoca, quali i Medici, i Baglioni, i Montefeltro, ecc.,
fecero piangitare la via dove sorgeva il loro palazzo con mattoni, a "lisca
di pesce". Da allora quella strada fu chiamata Mattonata, il nome che dura
a tutt'oggi, e che in seguito, ha dato il nome al rione stesso. Essendo l'ingresso
naturale, per chi proveniva da Roma o da Perugia, dalle quali Città di
Castello è più o meno sempre stata soggetta, sia Porta Santa Maria
che il "corso" hanno visto per secoli l'ingresso di vescovi e di nobili
forestieri, nomi illustri l'hanno fatto trionfalmente, nel prendere possesso della
città soggiogata, come Braccio Fortebraccio, il cardinale Giuliano della
Rovere (poi Papa Giulio II), il duca di Urbino, il duca Valentino, ecc. e altri
in segno di amicizia come Clemente VII. Oggi il rione è l'unico che conserva
intatta la sua grandiosa porta a ricordo di tanti assedi, di tante battaglie,
di tanta storia. Insieme al confinante rione Prato (San Florido), la Mattonata
è sempre stato un quartiere prettamente popolare, popolato da artigiani,
carrettieri, ortolani, maniscalchi e da tutta una manovalanza generica che proveniente
principalmente dal contado, si è sempre adattata ai lavori più umili.
Il rione ha inoltre avuto nei secoli anche una certa fama "godereccia",
dovuta in parte alle molte locande, ai bagni pubblici di età romana, alla
vicinanza all'anfiteatro (era al Prato) e non ultima alla
presenza di molte case mondane (ancora c'è una strada chiamata via Pietra
dell'Amore). Come entità rionale la Mattonata è comunque risorta,
insieme ad altre intorno alla metà del XIX secolo, con funzioni prettamente
carnevalesche, mentre la tradizione popolare ha continuato a tramandarci, fin
da tempi antichissimi, la tradizionale festa rionale, sorta per venerare un'immagine
della Madonna: ogni anno all'apertura della festa, viene celebrata una messa davanti
all'edicola della "Madonna della Mattonata". Questa festa serve a mantenere
vive certe tradizioni di giochi popolari, quali l'albero della cuccagna, il gioco
delle pignatte, delle brocche, ecc. e si conclude ogni anno con il famoso Palio
dell'Oca, antica parodia popolare dei giochi cavallereschi dei signori. La festa
si tiene, da sempre, tutti gli anni la prima domenica di ottobre.