Città di Castello, posta su una lieve altura, è il centro più importante e
popolato dell' Alta Valle del Tevere. Le prime capanne su palafitte vennero
costruite su isolotti del lago Tiberino, ormai ampiamente ritiratosi. Fu fondata
con molta probabilità dagli Umbri che agli inizi del I millennio a.C. si stabilirono
in Italia centrale e la denominarono Tiferno. Nel VII secolo a.C. circa ebbero
scambi comerciali con il popolo degli Etruschi che erano penetrati fino alla
sponda destra del Tevere. Nel 295 a.C. Roma sottomise Tiferno (battaglia di
Sentino) denominandola Tifernum Tiberinum. Alla fine del I secolo divenne un
fiorente e ricco municipio, abbellito con edifici pubblici e templi dal potente
Plinio il Giovane, che vi possedeva vasti latifondi oltre ad una villa situata
nei pressi dell' odierna località di Lama. In seguito alla riforma di Diocleziano
(285-305 d.C.), il territorio tifernate fu incluso nella provincia Tuscia et
Umbria sotto la diretta amministrazione romana. L'arrivo del Cristianesimo viene
tradizionalmente associato alla predicazione di Crescentino (o Crescenziano),
vissuto tra il III e il IV secolo e martirizzato sotto Diocleziano in località
Pieve di Saddi, ma il primo Episcopus Tifernas ricordato è Eubodio della metà
del V secolo. La Città fu quindi completamente distrutta dai Goti di Totila
nel VI secolo, ma fu ricostruita e fortificata per volontà del vescovo Florido
(odierno patrono della Città). Nell' VIII secolo durante il periodo longobardo
fu chiamata Castrum Felicitatis, quindi Civitas Castelli (X sec.), dal quale
derivò intorno al 1100, con l' istituzione del Comune, l'attuale Città di Castello.
Fu libero Comune di parte Guelfa molto potente ed estese il suo dominio sui
territori confinanti fino al di là dell' Appennino. Testimonianza di questa
sua forza e potenza sono i due splendidi palazzi dei Priori e del Podestà, progettati
dall' architetto Angelo da Orvieto. Governata quindi dai Pietramala, nel 1323
passò nelle mani di Brancaleone Guelfucci, nel 1422 venne conquistata da Braccio
da Montone, quindi dalla seconda metà del '400, terminata la signoria dei Fortebracci,
tra le famiglie emergenti in ambito cittadino, i vari Giustini, Fucci, Tarlantini,
Abbocatelli, Albizzini, ebbe la meglio quella dei Vitelli, così la Città fu
Signoria della famiglia Vitelli. Desiderosi di conferire un nuovo volto alla
Città, oltre a testimonianza del loro potere, la ingentilirono con eleganti
palazzi, chiese e monumenti, simbolo ancora oggi della raffinata architettura
toscana dell' epoca. Le feste, invece contribuirono a fare della Città "un luogo
di molto piacere" dove "vivono infiniti letterati et valentissimi dottori" e
ad alimentare la fama degli abitanti quali "gente ospitale e munifica", sopratutto
le Solennità Floridiane con tornei, giostre e spettacoli. Fatta eccezione che
per un breve periodo signoria del duca Valentino, che per impadronirsi del potere
aveva fatto assassinare Vitellozzo Vitelli durante il sanguinoso convegno di
Senigallia del 1502, la famiglia Vitelli governò la Città per tutto il '500.
Città di Castello, quindi passò sotto la giurisdizione dello Stato della Chiesa
fino al 1798, quando le truppe cisalpine entrano in Città. Al loro seguito
arrivarono i Francesi che la spogliarono delle migliori opere d'arte. Dopo un
anno venne ristabilito il potere pontificio. Nel 1809 le truppe napoleoniche,
riaffermarono il propio potere sulla Città. Con la caduta di Napoleone, nel
1814, venne ristabilito il potere pontificio con brevi parentesi di libertà
nel 1831 con la costituzione di un Comitato provvisorio e nel 1849 con l'adesione
alla Repubblica Romana. All' arrivo del Generale Fanti, a capo delle truppe
piemontesi, l' 11 settembre 1860, venne liberata ed annessa al Regno d' Italia.