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Da Vedere - Museo Capitolare (del Duomo)

Recentemente risistemato nei locali ristrutturati adiacenti alla Cattedrale, il Museo Capitolare (del Duomo) conserva preziose testimonianze di arte sacra delle varie epoche della cristianità, tra i quali spiccano:

Tesoro di Canoscio

Il Tesoro di Canoscio è una collezione di 25 oggetti usati per la liturgia eucaristica, esemplari d'arte paleocristiana del sec. VI°, rinvenuti presso il Santuario di Canoscio, Città di Castello, nella primavera del 1935, durante i lavori di aratura.

Il Paliotto

In argento sbalzato, parzialmente dorato risale al secolo XII. Secondo la tradizione, fu donato da Papa Celestino II di famiglia castellana, nel 1142 per abbellire la parte anteriore dell'altare del Duomo. Domina al centro un Cristo benedicente, assiso su un trono, che tiene con la sinistra il libro delle vita, contornato dalla raffigurazione del sole, della luna e di due stelle. Ai lati suddivisi in scomparti, son rappresentati in ordine cronologico i principali eventi della Storia della salvezza: l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, l'Adorazione dei Magi, Presentazione di Gesù al Tempio, la Fuga dall'Egitto, l'Arresto di Gesù al Getsemani, la Crocifissione e tre Santi, tradizionalmente identificati in Donnino, Florido e Amanzio. Sopra e sotto la figura del Cristo benedicente sono raffigurati i simboli dei quattro evangelisti: i quattro animali alati, la cui funzione di simbolo si ispira all'inizio di ciascun Vangelo: l'uomo per San Matteo, il leone per San Marco, il toro per San Luca, e l'aquila per San Giovanni.

Pastorale d'argento

L'opera è attribuita a Goro di Gregorio, orafo senese e datato circa il 1324. La critica più recente infatti tende a retrodatarlo all'inizio del trecento in base ad un'analogia riscontrata tra le statuine del pastorale e le opere di Goro di Gregorio, scultore in marmo, attivo negli anni 1330, caratterizzato da quell'estremismo gotico, che lo apparenta, unico tra gli scultori, all'oreficeria senese: analogia che potrebbe far pensare ad un'attività, almeno indiretta, di Goro nell'oreficeria.

Madonna col Bambino

tempera su tavola della seconda metà del Quattrocento (ca 1486), opera di Bernardino di Betto detto il Pinturicchio (Perugia 1454 - Siena 1513). La piccola tavola affida ad un linguaggio stilistico composto e severo la narrazione del Cristianesimo nel suo inizio storico e nella densità teologica del suo significato. Delle tre figure, luminose su ampio sfondo, centrale è il piccolo Gesù: in piedi sulle ginocchia di Maria, la madre e la mediatrice, che gli sorregge la mano benedicente, è indicato come il Messia da San Giovanni Battista, che sostiene la scritta "Ecce Agnus Dei", predetto dalle Sacre Scritture, il cui libro Giovanni stringe al petto.

Cristo in Gloria

olio su tavola di Giovanni Battista di Jacopo di Gasparre detto il Rosso Fiorentino (Firenze 1495 - Fontainebleau 1540), è detta impropriamente "la trasfigurazione di Cristo" nella quale nulla si riscontra dell'evento narrato dagli evangelisti. L'opera, realizzata tra il 1528 e il 1530, ha una sua genesi particolare, stando alle informazioni del Vasari. Mentre il pittore vi stava lavorando, gli cadde addosso un tetto, che guastò il dipinto, ed il pittore fu colto da altissima febbre. Rifugiatosi a Sansepolcro e costretto in forza del contratto ad eseguire il lavoro, come adirato, "figurò - scrive il Vasari - un popolo e un Cristo in aria adorato da quattro figure, e quivi fece mori, Zingari e le più strane cose del mondo, e dalle figure in poi che di bontà sono perfette, il componimento attende a tutt'altra cosa che all'animo di coloro che gli chiesero tal pittura" ("Le vite de' più eccellenti architetti; pittori et scultori italiani", Fi. 1906 pp.165-166). La tavola nella sua originalità e nella sua moderna aderenza al testo evangelico trova la più vera spiegazione nella personalità dell'artista, orientato ad innovare profondamente i codificati schemi pittorici, nella sua esperienza romana e fiorentina e nell'influsso esercitato su di lui da altri artisti, quali il Pomarancio e lo stesso Raffaello.

angeloAngelo

due tavole realizzate ad olio, attribuite a Giulio Romano (Roma 1492 (99) - Mantova 1546) e realizzate nella prima metà del XVI secolo. Mostrano le seguenti scritte: "Ecco il promesso re delle genti". "Ascoltatelo dunque e adoratelo". In origine dovevano far parte della decorazione di un altare andato disperso. La forma originaria delle tavole risulta ritagliata forse per rettificare i margini curvilinei delle tavolette rovinate. La composizione delle figure rispecchia la loro appartenenza a scomparti curvilinei, forse di una cimasa di un altare inserito dentro una cappella a volta.


Museo del Duomo
Piazza Gabriotti, 3/a
06012 Città di Castello (PG)
Fax 075.8554705
Orario di apertura al pubblico
Dal 1 ottobre al 31 marzo 10.00-12.30/15.00-17.00
dal 1 aprile al 30 settembre 10.00-13.00/15.30/18.00
Chiuso Lunedì

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